Smart Working VS Remote Working?

 
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É da tempo ormai che il termine Smart Working è entrato prepotentemente nel vocabolario comune, messo in risalto, purtroppo, dagli eventi che hanno caratterizzato l'ultimo periodo. Ancora tanti i dubbi e la poca chiarezza riguardo la metodologia, interpretata in maniera semplicistica per mancanza di risorse temporali e finanziarie, e voglia di sperimentare.
Molte aziende concepiscono lo Smart Working come prestazione lavorativa da remoto che non deve essere necessariamente eseguita in ufficio, senza modifiche sostanziali all'approccio e all'organizzazione aziendale. La definizione è però chiara: ‘'modalità flessibile di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato allo scopo di incrementare la produttività e agevolare la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro''. In questi termini cambia totalmente l'accezione di Smart Working intesa non come modalità lavorativa, ma come approccio specifico atto a migliorare la produttività focalizzandosi sugli obiettivi attraverso la conciliazione tra vita privata e lavoro. Il processo sembra seguire una logica ben determinata che si traduce in uno stile di vita rilassato finora inesplorato da molti lavoratori; guadagnare tempo evitando di affrontare aree metropolitane, mezzi pubblici affollati e in ritardo, traffico in tilt della ‘'giungla urbana'', permette di dedicare il tempo risparmiato ad attività personali che conciliano il benessere del singolo e sfruttare le energie risparmiate da dedicare in toto al lavoro.
L'errore comune è confondere lo Smart Working con il Remote Working che indica semplicemente la possibilità di svolgere la propria mansione da uno spazio diverso dalla classica sede contrattuale di lavoro.
Insieme a Silvia Candiani, Amministratore Delegato di Microsoft Italia, abbiamo analizzato ai microfoni di Radio Next questa sostanziale differenza approfondendo la ricerca sullo Smart Working condotta da Microsoft in collaborazione con Boston Consulting Group e KRC Research.
Dallo studio è emerso il boom della crescita relativo all'utilizzo della metodologia applicata oggi dal 77% delle imprese italiane rispetto al 15% del 2019. Le cause sono ovviamente da attribuire al Lockdown dei mesi di Marzo, Aprile e Maggio che ha reso impossibile effettuare qualsiasi tipo di spostamento, nonostante ci fossero eccezioni in ambito lavorativo.
La risposta è stata indubbiamente positiva con un incremento della produttività degli italiani dell'87% che hanno apprezzato tutti i benefici prima menzionati direttamente collegati al nuovo approccio. In un contesto in cui la soluzione futura potrebbe essere ibrida tra lavoro da remoto e in ufficio, le aziende ripensano agli uffici non più come spazi di lavoro ma come luogo di incontro e socializzazione, con aree dedite al brainstorming, alle riunioni interne e esterne in cui mostrare prodotti, soluzioni e tecnologia. Questa esigenza di riorganizzazione degli spazi nasce dal rischio di perdere connessione tra dipendenti in mancanza di occasioni di socialità come il pranzo o la pausa caffè.
L'aspetto fondamentale del lavoro da remoto o Smart Working è l'infrastruttura tecnologica che supporta la rete e ne determina l'indice di qualità. L'Italia ha fatto un passo avanti rispetto agli anni precedenti scalando la classifica dell'indice DESI ma risulta ancora troppo arretrata rispetto agli altri paesi dell'area Schengen; figuriamo agli ultimi posti in termini di alfabetizzazione digitale dei singoli cittadini ma soprattutto della digitalizzazione della pubblica amministrazione.

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